mercoledì 4 luglio 2007

Vevi ovvero alla ricerca dei giochi perduti


Tempo fa in libreria, curiosando tra gli scaffali di libri per bambini, tutti ricchi di illustrazioni e coloratissime copertine, un libretto rosa ha catturato la mia attenzione… si intitola “Vevi e lo sciopero dei giocattoli”, dove Vevi è una bimbetta che ti guarda sgranando gli occhi con espressione perplessa….Leggo il nome dell’autrice e con meraviglia scopro che è una mia ex compagna di università… Silvia Serreli. La memoria va a sei-sette anni fa e alle buie aule in cui assistevamo alle lezioni di Storia dell’arte...Silvia era, ed è, una ragazza che non passa inosservata, apparentemente introversa, dalla battuta pungente, gli occhi grandi e penetranti, il viso pallido e sfilato, incorniciato da una cleopatresca chioma di lucenti capelli neri!
Dunque ci siamo rincontrate e con entusiasmo ha accettato di sottoporsi ad una breve intervista via mail per il nostro blog, che segue...


1) cara Silvia, da quando coltivi l'amore per l'illustrazione?
L’amore per il disegno, più in generale, è qualcosa che mi porto dietro fin dall’infanzia. Ho sempre avuto questa passione ed ho netto in testa il ricordo di quando, piccolissima, riempivo di scarabocchi alcuni blocchi che mi regalava mio babbo.

2)Vevi è la tua prima creazione?
No ce ne sono state anche altre. Diciamo che Vevi è la mia prima creazione ad essere diventata un libro.

Com'è nata?
È nata quando lavoravo al pre e post scuola elementare. Alcuni bambini si lamentavano del fatto che erano sempre pieni d’impegni e non avevano il tempo per giocare. Da qui è nata la storia dello sciopero dei giocattoli, che stufi di non essere più considerati, si chiudono nell’armadio.

Prima hai immaginato visivamente il personaggio e poi hai pensato il filo narrativo della storia?
Il personaggio di Vevi è nato tempo prima della storia. Per il compleanno di un mio amico volevo fare un biglietto diverso dal solito, non comprato, e allora l’ho disegnato io. Il personaggio che riprodussi è quello che poi ho utilizzato per la storia poiché mi piaceva e mi sembrava adatto.

Quanto è autobiografico? Molto. In verità tutto quello che fa Vevi è esattamente ciò che da piccola avrei voluto fare io: suonare il piano, cantare in un coro, o magari un corso d’inglese. Così ora strimpellerei la tastiera invece di suonarla con due dita, e spiccicherei due parole in inglese. Vabbè, almeno posso dire di avere giocato tanto.

E come invece ha preso campo l'idea del libro?
L’idea di fare un libro illustrato è il sogno di qualsiasi giovane che ambisca a diventare autore o illustratore di libri per ragazzi. Pertanto ogni volta che ho progettato e illustrato storie, le ho sempre pensate per un eventuale libro.

Puoi raccontarmi un po' delle fasi di progettazione e realizzazione?
Ho buttato giù il testo, e poi l’ho diviso in modo tale da avere un buon numero di tavole illustrate. Poi su un blocco ho fatto alcuni schizzi del personaggio e delle tavole, ma non tutte. Quando ho visto che la storia stava venendo fuori senza difficoltà ho cominciato ad impostare le tavole direttamente sul foglio di lavoro. Nel frattempo facevo alcune modifiche al testo per renderlo più piacevole e fluido possibile.

Il contatto con la casa editrice Coccole e Caccole?(pubblica anche opere di bambini, nell’idea che se davvero li lasciassimo esprimere e li ascoltassimo, il mondo cambierebbe; è bello il binomio “coccole”, forma di contatto fisico che ci apre affettivamente e ci da sicurezza e le “caccole”, termine infantile che ci riporta indietro nel tempo, quando i genitori ci vietavano di mettere le dita nel naso, in quanto gesto abominevole e rivoltante!)
Puramente casuale. Un mio amico vide un trafiletto sulla Nazione che parlava di questa casa editrice che pubblicava racconti scritti da bambini e illustrati da adulti. Ho mandato il materiale e una settimana dopo mi hanno contattata.

3)Raccontami un po' della tua formazione: ricordo che hai frequentato il liceo artistico, poi all'Università ti sei laureata in storia dell'arte... quali gli insegnamenti che hai tratto da queste esperienze (tecniche, umane (!), ecc.)?
Il liceo artistico è stato fondamentale per le tecniche, ma in realtà molto lo si impara sperimentando. Gessetti, acrilico, penne colorate, sono tutte tecniche che ho provato per conto mio. L’università invece, con tutta l’attribuzione che si faceva a storia dell’arte, mi è servita per allenare l’occhio all’osservazione attenta. Non solo di stili, ma anche delle fisionomie, dei tipi e caratteri delle persone.

4)Da piccola avevi un libro preferito?
Sarà banale ma è Pinocchio.

E adesso?
Adoro Harry Potter.

Un personaggio, un fumetto cui sei particolarmente attaccata?
Mi piacciono i cartoni animati anni Trenta, e moltissimo Betty Boop. Ma un mito assoluto per me resta la Pimpa.

5)Hai degli ILLUSTRATORI di libri per ragazzi preferiti? Modelli a cui ti ispiri?
Certamente: Emanuele Luzzati che ci ha lasciati di recente, Anna Laura Cantone e Maria Sole Macchia. Sono loro i miei preferiti e i modelli a cui ispirarmi.

1 commento:

controlanebbia ha detto...

Visto alle volte il caso ti fa pure trovare un editore !!
Sarebbe carino sapere qualcosa di più sui libri fatti dai bambini stessi ...