lunedì 2 luglio 2007

La riparazione del nonno, Stefano Benni, Orecchio Acerbo, 2007


Appena finito di leggere e di sfogliare questo capolavoro di libro non si può fare a meno di pensare come la parole siano una semplificazione necessaria ma sostanzialmente ingrata. Le parole servono per definire le cose, i fatti, le persone, ma di certo lo fanno con estrema approssimazione. Se questo albo illustrato, perfetto in ogni suo particolare, intrinseco e materiale, rientra senza dubbio nella vasta specie di quegli oggetti che convenzionalmente chiamiamo libri, ecco che la domanda che inevitabilmente corre alla mente è: “Perché ci ostiniamo a chiamare sempre con la parola ‘libro’ anche quell’altro oggetto a forma di parallelepipedo, con tanti fogli rilegati, un prezzo sul dietro e davanti la faccia di un famoso calciatore della Juventus ?”. Il fatto che entrambi siano reperibili in libreria e che tutti e due magari compaiono nelle classifiche di vendita non dovrebbe autorizzarci a chiamarli con lo stesso nome, ma … tant’è.

La storia tratta della riparazione di un nonno, abile narratore da camino, che viene “guastato” nei suoi circuiti narrativi dal cadere di un fulmine giù per la cappa. Il racconto è tratto da una delle più divertenti raccolte di racconti di Benni, Bar sport Duemila, edito da Feltrinelli ormai diversi anni orsono. Ma il ripescaggio in questione, ed il passaggio al genere dell’albo esalta una storia già di per sé memorabile, con le illustrazioni di Spider che sottolineano, amplificano, ricreano, esasperano i dettagli e i passaggi cruciali della narrazione.

Nelle parole della giuria del Premio Andersen 2007 - che ha assegnato al volume il suo premio speciale ed il super premio come miglior libro dell’anno - si riconosce “la misura colta e intrigante delle sagaci e forti illustrazioni”. Certe tavole sortiscono l’effetto da alcuni scrittori considerato il risultato supremo che una storia può produrre in un lettore: ci fanno letteralmente lacrimare dalle risate. Come, ad esempio, quando per riparare/guarire il nonno guastato i familiari lo mettono per una nottata nel porcile con i maiali. La mattina dopo il nonno non è guarito, ma in compenso le bestie hanno tutte cominciato a fumare la pipa ! Ed il disegno di tutte quelle facce di porco con in bocca la pipa fumante ha veramente qualcosa di portentoso, la comicità fatta illustrazione.

Anche la giuria di Liber ha voluto inserire La riparazione del nonno nella rosa dei cinque migliori libri del 2006. Tutto questo successo non appare certo immeritato, per una storia scritta da Benni nel suo stile più ironico e leggero, senza che vi siano tracce dell'acidità corrosiva e della visione critica del progresso tecnologico, che invece permeano molti dei più recenti romanzi dell'autore. Il parallelo fra il nonno che racconta ed il televisore che trasmette, viene fino da subito impostato come la nota dominante del racconto, come spunto di più di una scena o come chiave di lettura di tante immagini e trovate linguistiche ed espressive, esplosive della più viva comicità. Il tono è quello memoriale, il narratore ricorda quando da ragazzo viveva in campagna e il nonno la sera, tornato dai campi, si metteva davanti al fuoco del camino e raccontava le sue storie.

Tutto il racconto in effetti è la tessitura di “un implicito omaggio all'arte e alla sapienza del narrare” (sempre nelle motivazioni del premio Andersen), ma il punto culminante di questo omaggio, il momento veramente commovente (vi possso giurare che la prima volta – e anche la seconda – che ho letto quel passaggio mi sono letteralmente messo a lacrimare) è il finale, quando, dopo il precipitare sul nonno di un secondo fulmine, catartico, guaritore e di origine quasi divina, finalmente il nonno riparato ricomincia a raccontare. E il suo racconto senza interruzione, serratissimo e ricco di dettagli e particolari realistici, è quello di una vicenda di guerra partigiana.
Potente è l'accostamento fra il piano basso e ironico del racconto e quello alto dell'argomento raccontato, il cozzare fra l'omaggio all'arte del narrare e la comicità della situazione, fra la volontà di esaltare la memoria partigiana e la capacità di farlo calandosi in una situazione ai limiti dell'assurdo.

E mentre lacrimi di risate e commozioe sei lì, che ad alta voce stai leggendo a tua figlia - nata nell'ultimo anno dello stesso secolo - la descrizione di un appostamento di partigiani al passaggio di una pattuglia tedesca, ecco che tu sai che lei adesso non può sapere di cosa si tratta, non può avere consapevolezza storica del significato di quel passaggio, ma vede tu che te la ridi e anche lei ascolta partecipe.
E allora vengono alla mente le parole di Italo Calvino, quando dicendo della sua generazione e dell'esperienza della lotta partigiana, si riferisce a Una questione privata di Fenoglio, e dice che quella generazione ha avuto un consapevolezza piena e vera del significato di quell'esperienza solamente quando Fenoglio l'ha saputa traformare un una narrazione, in un racconto.

Ben vengano albi per ragazzi di questa portata, ben vengano storie che facendoci sorridere ci parlano di quanto sia importante il calore che viene dalla voce di chi racconta, anche se questo era soltanto un vecchio nonno contadino che ha fatto il partigiano e di cui vogliamo tramandare il ricordo e la memoria.

Il sito dello studio grafico e dell'editore Orecchio Acerbo:
http://www.orecchioacerbo.com

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